Dopo il successo (insomma…) del pilot sull’accordo traditore che spacca gli Slam, la seconda puntata di questa miniserie dai tempi imprevedibili racconta di altri incontri programmati all’Australian Open su un campo diverso dall’usuale rettangolo di gioco. In questo caso, il terreno era stato preparato un anno fa dalle due lettere inviate agli Slam dai top 10 ATP e WTA in cui venivano chieste migliori condizioni economiche e non solo. Tuttavia, il prospettato meeting a Melbourne tra giocatori e giocatrici da una parte e rappresentanti dei quattro Major dll’altra non c’è stato. Si terrà allora a Indian Wells in marzo… o forse no? E cosa c’è sul piatto? Happy non troppo L’Australian Open è anche chiamato Happy Slam e forse, per un momento, è stato davvero felice, certo più degli altri tre. Per lo meno si è alleggerito (per metonimia ci riferiamo naturalmente a Tennis Australia, l’organo di governo proprietario del torneo) della preoccupazione dovuta alla causa intentata dalla PTPA grazie all’accordo con essa raggiunto. Accordo che, prevedendo di fornire informazioni utili all’azione legale, comprensibilmente non è stato accolto benissimo da USTA, AELTC e FFT, rispettivamente proprietari di US Open, Wimbledon e Roland Garros, creando così un nuovo fronte di tensioni da cui è lecito attendersi interessanti sviluppi. Questa non era però l’unica questione da discutere durante il primo importante appuntamento della stagione, perché un gruppo di tennisti di vertice, fra i quali Carlos Alcaraz, Jannik Sinner, Aryna Sabalenka, Iga Swiatek, Madison Keys e Alex de Minaur (ma non Djokovic), avevano richiesto un tavolo di trattative con gli Slam per chiedere una fetta più grossa dei ricavi, maggiori benefit legati al benessere e una voce più rilevante da far sentire per mezzo di un nuovo consiglio dei giocatori. Non è la PTPA Prima di tutto, sgombriamo subito il campo da eventuali equivoci, anche se chi è più attento e interessato a certe tematiche non avrà certamente dubbi al riguardo: la causa della PTPA contro l’ATP e la WTA, in seconda battuta estesa anche agli Slam, è un’altra faccenda. Va in ogni caso rilevato che, se da un lato nessun top 10 ha sottoscritto il documento presentato dalla PTPA a New York, Londra e Bruxelles, dall’altro la causa è presentata anche a loro nome, rientrando nella definizione di “tutti gli altri in una situazione simile” a quella dei firmatari. L’attesa tradita Secondo quanto riportato dal Sydney Morning Herald basandosi su una fonte che ha chiesto di rimanere anonima, nei giorni immediatamente precedenti l’inizio dell’Australian Open e dopo la riunione del Player Advisory Council dell’ATP, i top 10 dei due Tour e i loro agenti si sarebbero trovati per discutere della vertenza in corso. Il tutto si è però esaurito con preparazione e riscaldamento, poiché l’atteso incontro tra quei tennisti e gli Slam non si è tenuto anche perché sembr