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ATP Doha, non è un dramma: Sinner non si preoccupa e noi neppure

Bravo Mensik, per carità, ma è un Sinner quasi irriconoscibile quello che he perso stasera, quasi all’una di notte in Qatar. Mensik ha dimostrato che il suo ranking, n. 16 ATP, è sicuramente peggiore del suo potenziale e probabilmente già del suo attuale livello. Perché è un tennista completo, come del resto aveva già dimostrato quando aveva vinto diciottenne il suo primo (e per ora unico) Masters 1000 a Miami. Ha infatti un gran bel servizio, ha colpi profondi che ricordano quelli del suo “idolo” Berdych ma rispetto a Berdych – che aveva un gran dritto come il suo -colpisce straordinariamente bene anche il rovescio piatto. E direi che serve meglio, spesso sopra i 200 km all’ora. L’allievo di Tomas Josefus, che il nostro Federico Bertelli intervistò in quel di Vienna ha dimostrato anche di avere una bella mano, con qualche splendida palla corta (anche in volée drop-shot), e certamente personalità. Infatti quando ha perso il secondo set per 6-2, in molti in tribuna abbiamo pensato che il match sarebbe proseguito sulla falsariga di quello giocato e vinto in precedenza da Alcaraz con Khachanov. Alcaraz contro il russo che aveva battuto 5 volte in altrettanti precedenti, infatti, aveva perso il primo set al tiebreak proprio come Sinner, 7 punti a 3 (identico punteggio). Ma poi dal secondo set in poi non aveva mai sofferto minimamente sui propri turni di servizio. Per vincere 6-7(3) 6-4 6-3 avrebbe infatti servito 9 volte perdendo la miseria di nove punti. Un quindici a game, di media. Tre turni di servizio vinti a zero, tre a quindici, tre a 30. Quindi sarebbe stato riduttivo dire che non aveva concesso palle break. Ma, semmai, che Khachanov non era mai arrivato a 40 – e come detto – appena 3 volte a 30. Purtroppo invece quella di Sinner, dopo il tiebreak perso alla…Alcaraz, è stata tutta un’altra storia. Intanto anche nel secondo set ha visto le streghe perchè ha cominciato andando sotto 0-30 e poi subito pallabreak ed è riuscito a cavarsela dopo un game di 10 punti. Poi però, dopo due turni di servizio tenuti a zero sul 3-2 ecco il break fatto a Mensik nella prima pallabreak conquistata dal nostro dopo le 4 annullate (di cui tre di fila) dal ceco nel terzo game del primo set. Una grossa mano a Jannik gliel’ha data proprio Mensik, con due doppi falli di fila a fine game. Una crisi “psicologica” patita anche nel turno successivo di servizio, sul 5-2 per Sinner, perché il ceco ha perso la battuta a zero. Dopo quel 6-2 a favor suo, Jannik avrebbe dovuto “uccidere” la partita. Invece, stranamente davvero, Sinner ha commesso nel primo game del terzo set tre errori marchiani per uno come lui. E così ha restituito fiducia e coraggio al suo avversario che aveva fino a poco prima certamente dubitato di sé stesso. Jannik ha avuto la palla del controbreak, ma a vedere la partita dal vivo nonostante gli incoraggiamenti degli italiani presenti – almeno in 4 postazioni con grandi bandiere tri