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L’Alcaraz “monstre” di Doha vs Fils mi è parso insuperabile. Sì, perfino per il miglior Sinner

Mi ero deciso ad andare all’ultimo momento al “Qatar ExxonMobil Open ATP 500” di Doha, ben 32 anni dopo la mia prima volta in Qatar quando in una mattinata di solleone a 40 gradi mi era presa la follia di provare una discesa sciistica nel deserto per slalomeggiare giù per una una duna fino a ritrovarmi nelle fredde acque del Golfo Persico (con la quasi impossibilità di risalire, perché quella sabbia era friabilissima… se non mi avessero sospinto dal fondoschiena su in alto e a forza due tennisti russi sarei rimasto laggiù!). In quei giorni mi capitò anche di vedere per l’appunto il marocchino Karim Alami (allora uscito dalle qualificazioni e ora attuale direttore del torneo di Doha) sorprendere il favoritissimo Pete Sampras (3-6 6-2 6-4) al primo turno. “Pistol Pete” Sampras aveva ricevuto un sontuoso ingaggio di mezzo milione di dollari per la sola partecipazione! Non ebbi l’impressione che si fosse impegnato al massimo, ma forse era rimasto vittima del jet lag. Dalla California al Qatar non è una passeggiata. Sono una quindicina di ore di volo. Ho una mia foto di allora con lui appollaiato su un cammello per la gioia dei fotografi e io ai piedi di quel cammello, con lui sorridente. Se la ritrovo la metto qui. Pete si era fatto accompagnare dalla bellissima e ricchissima fidanzata, Delaina Mulcahy. Quel torneo fu vinto da Edberg, testa di serie n.3 su l’olandese Haarhuis che aveva battuto sia Alami sia Ivanisevic (con il croato che aveva sconfitto Stefano Pescosolido). Stich, favorito n.2, aveva perso al secondo turno dall’haitiano Agenor. Questo febbraio avevo disertato anch’io Rotterdam in favore di Doha, dopo che avevano dato forfait al 500 ATP dell’ABN AMRO di Rotterdam sia Alcaraz, campione del 2025, sia Sinner, campione del 2024. Probabilmente Rotterdam era torneo con una data troppo ravvicinata all’Australian Open. I premi di Rotterdam e Doha erano simili, ma pare che Jannik e Carlos abbiano ricevuto un ingaggio di 1,2 milioni di dollari a testa per giocare in Qatar. Bei soldi che purtroppo non mi hanno minimamente sfiorato. Anzi, la trasferta di Doha è stata più onerosa (soldi e fatica) di quanto sarebbe stata quella di Rotterdam. E di ingaggi neppure a parlarne. Però la presenza contemporanea a un ATP 500 dei primi due tennisti del mondo mi aveva ispirato, suggerendomi la quasi certezza di assistere a una finale Alcaraz Sinner. Quella che era mancata a Melbourne, ma la stessa del Roland Garros, di Wimbledon, dell’US Open, delle ATP Finals. In un ATP 500… beh, quasi scontata. Ma guai a fidarsi… dei propri pronostici! Alcaraz e Sinner avevano condiviso un bell’ingaggio – 1 milione e 200 mila dollari – per un’esibizione a Seul. Mi sono chiesto – quando Jannik ha perso da Mensik – se gli sceicchi qatarini della ricchissima famiglia degli Al-Thani non avrebbero quasi quasi preferito organizzare una mini serie di esibizioni fra i due, anziché distribuire un montepre