Certamente siamo viziati. E, di conseguenza, siamo diventati incontentabili. Una volta, nemmeno tanto tempo fa, avremmo esultato per il solo fatto di avere tre tennisti italiani compresi fra le prime 15 teste di serie di un Masters 1000, con un quarto (Darderi, reduce dal quinto titolo conquistato in un torneo ATP, come Barazzutti per intendersi) subito lì dietro. Adesso invece si osserva che, accidenti, Sinner e Musetti, come già in Australia, sono capitati nella stessa metà del tabellone e quindi è esclusa a priori la possibilità di una finale italiana. E si nota che, maledizione, anche Cobolli nella migliore delle ipotesi (per lui e per Musetti) potrebbe battere gente come Tiafoe e Zverev (in linea teorica) e ritrovarsi nei quarti contro Musetti se Lorenzo si fosse disfatto dopo un paio di turni di “apprendimento”, forse di Fils e poi di uno fra Rublev e Auger-Aliassime (sempre in linea teorica). Be’, tutto ciò sottolinea, insieme alla nostra inguaribile (e presuntuosa) ingordigia, che davvero gli scenari del tennis internazionale scrutati con una lente azzurra sono incredibilmente cambiati. Si dà per scontato che Sinner passeggi fino ai quarti di finale, considerando i duellanti più interessanti del potenziale terzo turno – gli ex top 10 Tsitsipas e Shapovalov come due “baby pensionati” – non più in grado di nuocere. Idem per Etcheverry. Non si ipotizza neppure – noi eh… non lui che non sottovaluta nessuno – che possa fermarsi davanti a un Khachanov (se riesce a lasciare la sua residenza di Dubai per tempo) o a un Paul cui tutti attribuiscono buone doti, buona mano, ma non quelle di un vero campione quale è invece Sinner e… guai a chi mette in circolo la voce che sia un po’ in calo, solo perché ha perso due partite, con Djokovic e con Mensik, fra gennaio e febbraio. Eppure, mentre io mi affanno a smentire un calo nel quale non credo, non avete idea di quanta gente dei parvenu, mi fermi per dirmi: “Eh ma Sinner non è più lui, non vince più!”. Più smemorati dello smemorato di Collegno, perché il signor Sinner a novembre ha dominato le ATP Finals vincendo 5 partite su 5 sui migliori tennisti del 2025 senza perdere un solo set. Ma la gente è fatta così. Per cui, insomma, già si dice che per Sinner sarà meglio incontrare Shelton, battuto un’infinità di volte di fila (9) e senza perderci più un set (22 vinti di fila!) dopo quell’inopinata sconfitta di Shanghai 2023. Meglio Shelton che Mensik, dopo il KO nei quarti a Doha. Praticamente già promosso – per l’opinione pubblica eh… – Sinner alle semifinali prima ancora che cominci il torneo. Ma, diciamoci la verità, nonostante i due inciampi di Melbourne e Doha, non c’è chi in giro non pensi che stavolta sarà la volta buona per assistere alla finale mancata nei precedenti tornei del 2026, e cioè Sinner-Alcaraz con lo spagnolo che ha un tabellone semplice semplice – mica gli faranno paura i cugini Rinderknech e Vacherot! –