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Bublik: Sinner e Alcaraz in vetta sono intoccabili; adoro Vavassori.

C’è qualcosa di profondamente visionario nel modo in cui Alexander Bublik abita il circuito ATP. Mentre il tennis moderno si incanala spesso in una narrazione di perfezione asettica, il kazako – oggi stabilmente tra i big dello sport più bello del mondo – continua a rivendicare il diritto alla normalità, anche quando si tratta di analizzare i nuovi padroni del vapore. Intervistato dal collega Lorenzo Ercoli del Corriere Dello Sport, tra le pieghe dell’esibizione UTS, Sascha non usa giri di parole per definire le gerarchie attuali: “Non credo che qualcuno si stia avvicinando a Sinner e Alcaraz. Il loro vero obiettivo sono gli Slam e lì sono intoccabili. Se mi mettessi nella loro posizione, perché dovrebbe importarmi qualcos’altro? Dovrei cercare di raggiungere qualcosa di storico, avvicinarmi ai numeri di Rafa, Roger e Novak”. Un’analisi lucida che arriva dopo una scalata che lo ha visto passare dal numero 76 di un anno fa alla Top 10 raggiunta a Hong Kong battendo Lorenzo Musetti. “Gioco per guadagnare, non per difendere” Proprio su quel traguardo, Bublik ha spiegato il segreto della sua serenità: “Penso che la chiave sia stata viverla in modo normale. Sapevo cosa ci fosse in palio, ma ho messo tutto in un angolo della mente e me ne sono quasi dimenticato. Non era la mia prima finale e sapevo di dover essere coraggioso nei momenti importanti”. Una filosofia che intende applicare anche alla stagione sul rosso, dove non sente la pressione dei punti in scadenza: “Per me non si tratta di difendere punti, ma di farli. È una situazione che ho già vissuto e gioco i tornei per guadagnare, non per difendere”. Il cuore “italiano” di Bublik: “Cobolli un fratellino, Vavassori lo adoro” Il legame con il nostro Paese resta uno dei pilastri della sua carriera, e Sascha non nasconde il piacere di sentirsi apprezzato dal pubblico italiano: “Sì e devo dire che questo mi accade molto spesso in Italia, ho un legame speciale con il vostro Paese e con i vostri tennisti. Aver visto la felicità di tante persone al mio ingresso nei primi dieci è stato importante”. Tra i colleghi azzurri, i rapporti sono ottimi con tutti: “Potrei dire tutti. Ricordo quando giocai la prima volta con Jannik e scherzando gli dissi che aveva 15 anni. Con Musetti ho giocato in doppio e lo adoro: è un bravo ragazzo e uno splendido padre. Cobolli lo considero come un fratellino, cerco sempre di aiutarlo e penso che otterrà grandi cose. Poi c’è Vavassori, che adesso è anche uno specialista del singolare (ride). Lui lo adoro”. Il manifesto dell’autenticità: “Rompere una racchetta? Come un divieto di sosta” La conversazione si sposta poi sulla sua personalità vulcanica, spesso criticata per le intemperanze in campo, che Bublik difende con orgoglio: “Il mondo in cui viviamo a mio parere è finto, tutti fingono di essere qualcuno che non sono. Io non ci penso: se faccio un errore, faccio un errore. Per me non c?