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Sinner: Spera che Alcaraz giochi a Roma e Parigi, vincere con i migliori è più bello

Jannik Sinner non vince il Laureus World Sports Award, che va verso Murcia, ma resta protagonista di una serata intensa: Sky Sport lo intervista durante la cerimonia di premiazione e l’astro nascente del tennis italiano analizza la serata, i prossimi tornei e la rivalità con Carlos Alcaraz, vincitore del premio Sportivo dell’Anno. “Sono molto contento di essere qui”, esordisce Sinner. “Intanto è un momento unico, perché viene solo una volta all’anno. Essere inseriti tra i candidati significa che hai avuto una stagione incredibile, puoi conoscere altri grandi campioni e magari imparare qualcosa di nuovo. Soprattutto, è una opportunità per godersi il momento, cosa piuttosto difficile in uno sport come il nostro, dove tra tornei e allenamenti c’è pochissimo tempo per riflettere sui risultati”.

Il presentatore della serata è Novak Djokovic, una circostanza che diverte molto Sinner. “Ho parlato con lui in hotel poco fa. Lui è uno degli sportivi più grandi, parla bene in pubblico e lo sa fare in diverse lingue; credo sia il padrone di casa più adatto per una occasione come questa”, commenta l’azzurro. Il colloquio tocca poi la stagione in corso, il Mutua Madrid Open e l’andamento della stagione sulla terra rossa, dove Alcaraz è fermo per infortunio. “Il Mutua Madrid Open è un evento particolare: l’altitudine fa volare la pallina… Io sono qui, come sempre, per fare del mio meglio. Poi c’è il Foro e ovviamente Roland Garros, l’appuntamento più importante”, spiega Sinner.

Un accenno al rivale rallentato dall’infermeria: “Mi dispiace che non ci sia, spero possa rientrare a Roma: la vittoria è più bella quando competono i migliori”. Infine, la domanda sulla rivalità con Alcaraz: quanto assomiglia a quella tra Federer e Nadal, soprattutto in termini di sportività condivisa dai contendenti? Secondo Sinner, la somiglianza esiste solo fino a un certo punto: “Ci sono somiglianze ma ogni rivalità è diversa, ha la sua storia. Noi ci sentiamo soprattutto persone normali che condividono valori legati alla famiglia. Diamo il massimo in campo e ognuno dei due è di stimolo all’altro. Io ho cominciato a giocare quando Federer era ancora in attività; ho conosciuto Nadal un po’ di più e Djokovic è ancora con noi e posso imparare ancora molto da lui; alcune rivalità durano anche 15 anni, ma io e Carlos siamo ancora all’inizio”.