Se “l’America è lontana, dall’altra parte della Luna” cantava Lucio Dalla nel 1976 in “Anna e Marco” pensate ai tempi quale fosse la concezione geograficamente inarrivabile che si potesse avere dell’Australia per un italiano. Oggi, nel 2026, quelle barriere sembrano essere crollate a colpi di dritto e rovescio perché sì, tennisticamente parlando, il continente oceanico sembra essere un’altra stella luminosa conquistata dal nuovo e grande firmamento azzurro. L’Australian Open è passato dallo status di terreno semisconosciuto e inattaccabile dalle truppe azzurre a quello di giacimento di grandi campagne. Se la semifinale di Matteo Berrettini nel 2022 aveva mostrato la via del grande salto, ci pensa Jannik Sinner a vestirsi da canguro e trionfare a Melbourne due anni dopo mostrando all’Italia che vicino e lontano possono essere due concetti molto relativi. L’edizione del 2026 sta dimostrando, però, che non si tratta più dell’exploit di un singolo, ma di un intero movimento azzurro che, virus intestinali a parte, sta dimostrando di sentirsi sempre più a suo agio sul cemento rovente di Melbourne Park. E la nuova, ennesima, straordinaria pagina di storia dei tempi moderni non può che esserne una naturale conseguenza. Australian Open: Darderi, Musetti e Sinner fanno la storia Il successo di Darderi su Khachanov, la battaglia da cinque set di Musetti con Machac e la resilienza di Sinner contro Spizzirri rappresentano un tris di vittorie che consentono ai nostri tre interpreti della racchetta di sopravanzare al terzo turno e di centrare all’unisono gli ottavi di finale all’Australian Open: impresa ancora manchevole nella bacheca del tennis italiano. Anche in questo caso, provateci pure a svegliare, perché è tutto vero e quel “all’Australian Open non ci andavamo” di Panattiana memoria sembra d’un tratto essere avvolto da un velo di stantio anacronismo. Unica eccezione per l’Adriano Nazionale fu la traversata del 1969, prima edizione Open. Sull’allora campo erboso, Terry Addison si impose nettamente 6-0 7-5 6-1. Altri tempi, altro tennis e altra programmazione dove Melbourne, anche con compiaciuto disinteresse, finiva in fondo alla lista dei desideri azzurri come testimoniato più volte dal vincitore del Roland Garros del 1976. Proprio lo Slam parigino rappresenta la prima volta nell’era Open che tre atleti del Bel Paese raggiungessero contemporaneamente il traguardo degli ottavi in un torneo Major: nel 2021 fu la volta del trio Berrettini-Musetti-Sinner. Quella volta i primi due trovarono sulla propria strada Novak Djokovic in rapida sequenza, mentre il non ancora ventenne Jannik venne travolto da Rafael Nadal. Nei ricordi più vividi c’è invece l’erba di Wimbledon non appena sei mesi fa dove l’altoatesino si fece scortare, questa volta, da Sonego e Cobolli. Lorenzo si fermò contro Shelton, Flavio ai quarti con Djokovic. Sull’ultima tappa di Sinner basti chiedere a Carlos Alc