Il quotidiano sportivo spagnolo Diario AS torna sul “caso clostebol” che ha visto protagonista suo malgrado Jannik Sinner. Quando sono trascorsi quasi esattamente due anni dal prelievo dei due campioni poi risultati positivi alla sostanza vietata, il quotidiano definisce l’ex fisioterapista di Sinner Giacomo Naldi “il capro espiatorio di una vicenda costruita su sabbie mobili che continua a scuotere il firmamento del tennis”. Naldi ha declinato la proposta di intervista, continuando non rilasciare commenti, e il Diario AS ha contattato Stefano Battaglino. Per chi non lo ricordasse, Stefano è un tennista italiano con un best ranking al n. 760 nel luglio 2022, che sta scontando una squalifica di quattro anni dopo essere stato trovato anch’egli positivo al clostebol nel settembre dello stesso anno e del quale avevamo spiegato il caso riportando anche stralci di una sua intervista al Corriere della Sera. Il contesto Da un lato, non si può negare che a Naldi sia stata addossata la colpa della contaminazione se leggiamo le dichiarazioni del preparatore atletico Umberto Ferrara, sia nella sentenza del Tribunale Indipendente, sia in successive interviste, per quanto non abbiano fatto altro che rinforzare la convinzione di chi scrive che la cosa da evitare a monte è portare nell’abitazione che condividi con un atleta professionista un farmaco con la chiara indicazione doping sulla confezione. Dall’altro, Diario AS non pare riferirsi al semplice scaricabarile tra i due membri dello staff di Sinner all’epoca dei fatti. “Una storia opaca e piena di asterischi”, si legge ancora. Se, come dicevamo ci stiamo avvicinando al secondo anniversario degli eventi scatenanti (il prelievo del 10 marzo 2024 a Indian Wells e quello del 18 a Miami ma “out-of-competition”), è trascorso poco più di un anno dalla notizia della sospensione di tre mesi di Sinner – in precedenza dichiarato “senza colpa” da un Tribunale Indipendente – concordata con la WADA ai sensi dell’art. 10.8.2 del Codice Mondiale Antidpong. Battaglino: “Non posso più tornare più al tennis pro” Ma torniamo a Battaglino, classe 1998, che, contrariamente a Jannik, Marco Bortolotti, Matilde Paoletti e Sebastian Dominguez, non è riuscito a provare (sulla bilancia delle probabilità) la fonte attraverso la quale la sostanza è entrata nel suo organismo e si è visto infliggere una squalifica di quattro anni, la sanzione standard per doping “volontario”, pur con i giudici del Tribunale Indipendente apparentemente (ma inutilmente) convinti che non avesse assunto la sostanza con l’intenzione di barare. Perché l’onere della prova (dell’involontarietà) ricade sull’atleta. La sentenza è stata successivamente confermata dal TAS di Losanna. “Il 1° febbraio 2027 terminerà la mia squalifica” racconta Battaglino. “Sto bene. Lavoro nell’azienda di famiglia, nel settore meccanico. Rimarrò qui. Non tornerò al mondo di prima. Disputer?