Nel primo episodio di Unfiltered, Jannik Sinner si mostra più sciolto e quotidiano, lontano dall’unica dimensione di campione di tennis. Il numero uno azzurro ripercorre i suoi inizi nel tennis, spiegando di aver preso in mano la racchetta per la prima volta insieme al padre, quando aveva circa tre anni e mezzo o quattro. Per lungo tempo, però, lo sport non è stato l’unico orizzonte: fino ai 13 anni lo ha affiancato allo sci, disciplina che a un certo punto ha iniziato a pesargli mentalmente di più, tra levatacce, freddo e pressione. Il ritratto che emerge è quello di un ragazzo molto attento all’equilibrio personale.
Sinner racconta di puntare ad almeno nove ore di sonno, cercando, quando possibile, anche brevi sonnellini nel pomeriggio. Parla poi di alcune sue abitudini, tra piccoli rituali pre-partita, preferenze musicali e gusti personali: il mango come frutto preferito, la musica sempre accesa in auto e il dolce preferito al salato.
Uno dei passaggi più interessanti riguarda il significato del successo. Per Sinner, non si tratta soltanto di vincere, ma anche di avere la possibilità di scegliere ciò che si ama, divertirsi nel farlo, restare circondati dalle persone giuste e non lasciare che i risultati cambino il proprio modo di essere. Un discorso coerente anche con il consiglio che rivolge ai giovani: amare il percorso, non fissarsi solo sul risultato e accettare i sacrifici necessari per arrivare in alto.
In mezzo alle riflessioni più serie, però, c’è anche spazio per un siparietto più leggero, ed è forse quello che restituisce meglio il tono della puntata. A un certo punto Darren Cahill lo punzecchia e gli chiede, con tono diretto, quante volte abbia fallito l’esame per ottenere la patente della moto. Sinner prova a smorzare, ma poi risponde sinceramente: tre volte. Un momento divertente, autoironico, che contribuisce a rendere ancora più umano il campione altoatesino.