Jannik Sinner aveva inserito il turbo nell’ultimo spicchio del 2023 e aperto la successiva stagione confermando il salto di qualità vincendo all’Australian Open il suo primo Slam, primo italiano a riuscirci dal Roland Garros di Adriano Panatta nel 1976. Sembrava l’inizio di un’annata (e un’era) d’oro per Jannik e il tennis azzurro e, in effetti, così è stato, con il 2024 chiuso da numero 1 dopo il secondo trionfo Slam, a New York, e infilando successi consecutivi a Shanghai, ATP Finals e Coppa Davis. Ma è stato anche l’anno della positività al clostebol, steroide anabolizzante presente nella liste delle sostanze vietate compilata dalla WADA. Esplode il caso con la sentenza del tribunale Tracce della sostanza vengono trovate nei campioni di Sinner raccolti il 10 e il 18 marzo, rispettivamente durante il torneo di Indian Wells e prima della sua partecipazione a Miami. La vicenda viene resa pubblica il successivo 20 agosto, quando viene emessa la sentenza del Tribunale Indipendente che si è occupato del caso. Una sentenza di “innocenza” o, per essere precisi, il Tribunale stabilisce che Sinner ha commesso due violazioni antidoping per le quali non ha né Colpa né Negligenza secondo l’articolo 10.5 del Programma Antidoping del Tennis (TADP) e dunque qualsiasi periodo di sospensione deve essere eliminato. Era in corso il torneo di Cincinnati – poi vinto da Jannik – e la rivelazione fornisce la spiegazione al volto preoccupantemente scuro del nostro durante i suoi precedenti match nel Masters 1000 statunitense (l’udienza si è tenuta il 15 agosto, il giorno dopo l’esordio contro Michelsen). Ricostruendo la vicenda secondo quanto emerge dalla sentenza, la positività è stata causata da una contaminazione accidentale, avvenuta durante i massaggi praticati a Jannik dal suo fisioterapista Giacomo Naldi, il quale si era curato una ferita alla mano con il Trofodermin, in Italia farmaco senza obbligo di prescrizione, acquistato a Bologna dal preparatore atletico Umberto Ferrara e da questi “prestato” appunto a Naldi. Lo spray in questione contiene il clostebol e per questo Ferrara – responsabile dei protocolli antidoping del team di Sinner – aveva avvertito il collega che, viceversa, ha detto di non ricordare; a prescindere da ciò, secondo il Tribunale Sinner non sapeva che Ferrara avesse con sé quel farmaco né che lo avesse dato a Naldi. Gli esperti e l’ITIA Riguardo alla quantità di sostanza rilevata, si tratta approssimativamente di una concentrazione stimata di 100 pg/mL, picogrammi per millilitro, vale a dire 100 miliardesimi di grammo per litro. Una concentrazione che secondo i tre esperti sentiti dal Tribunale fa apparire plausibile la spiegazione fornita, cioè la contaminazione accidentale, e che non non è sufficiente a migliorare la prestazione. La stessa ITIA, l’agenzia che si occupa di antidoping su delega dell’ITF, aveva precedentemente accettato la spiegazione di Sinner su