Ex n.1 al mondo, 23 titoli ATP, 6 finali Slam e lo US Open 2021 in bacheca. Ma il suo numero jolly attualmente è il 30. La saggezza dei 30 anni di Daniil Medvedev. Se andassimo a chiedere alle tonnellate di racchette divelte o Greg Allensworth, giudice di sedia della sfida a Flushing Meadows con Bonzi, credo avrebbero da dissentire, e non poco. E invece quando il russo non si lascia dominare dall’istinto, viene fuori tutta la sua intelligenza che lo rende sicuramente uno dei personaggi più interessanti di un circuito, spesso e volentieri, avvolto da una patina di retorica.Proprio l’isteria mostrata nell’ultimo US Open, torneo in cui la sua carriera ha toccato l’apice, era stata una sorta di fondo da cui Medvedev cercava faticosamente di risalire a fortune alterne. Senza grandi acuti, senza grandi sussulti che il suo tennis sposerebbe appieno. E invece, eccola la goccia nel deserto, quello californiano di Indian Wells. Non è la conquista di un ATP 250 con un tabellone scarno, quello sarebbe nelle corde anche di un ex campione decaduto, ma si tratta di tornare a gareggiare punto a punto contro chi, quella scena, te l’ha rubata da un pezzo: Carlos e Jannik. La semifinale vinta contro Alcaraz era un grande indizio, la finale, seppur persa contro Sinner, è stata la conferma: Daniil is back. Il gusto amaro della sconfitta secondo Medvedev Una grande notizia per i suoi fan, per i suoi simpatizzanti o per il tennis in generale. Un entusiasmo che non sembra toccare il diretto interessato, o meglio, ha una visione molto lucida di questi risultati contestualizzati nell’arco cronologico della sua carriera. Il Medvedev intervistato da Bolshe va dritto al sodo, sostenendo, con fare pacificato, che a 30 anni non può accontentarsi dell’onore delle armi: “Non ho rimpianti. Quando perdi non importa come hai giocato, non c’è un retrogusto di vittoria. Sì, probabilmente ho giocato bene e potrebbe darmi una spinta in più per il prossimo torneo…ma alla mia età… quando hai 20 anni e giochi bene contro Sinner, come ha fatto Fonseca, è un’enorme spinta per il futuro. Per me invece… dovevo provare a vincere, e ovviamente ci stavo provando, ma non ha funzionato”. Le differenze con Sinner e Alcaraz e la chiave per batterli Restando sulla campagna californiana, è doverosa una riflessione, con le dovute differenze, sulle due sfide con il tandem italo-spagnolo, con Medvedev ad ammettere senza troppi problemi che la chiave per battere Sinner ed Alcaraz è sperare che questi due fenomeni non giochino nella loro versione deluxe. Conditio sine qua non difficile da incontrare, con la costanza ad essere il marchio di fabbrica di entrambi: “Se parliamo delle ultime due sfide non mi manca molto per giocarmela. Forse ho fatto cose migliori di Carlos, di Jannik no, ma ero vicino al suo livello. Ad esempio ho servito meglio di Carlos, mentre Jannik ha servito molto meglio di me e meglio di qualsiasi altro giocatore affrontato da