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Tsitsipas su Ivanisevic: come ricevere un calcio quando ero già a terra; Sinner e Alcaraz non hanno punti deboli

Stefanos Tsitsipas è da tempo in cerca della sua versione migliore, una versione che ancora non si è vista di recente. Nel 2026 non ha mai infilato più di due vittorie consecutive in un singolo torneo e ora punta a riscattarsi in un appuntamento al top come il Rolex Montecarlo Masters 2026, dove al primo turno esordirà contro Francisco Cerundolo.

Le difficoltà degli ultimi mesi sono state legate ai problemi fisici che lo hanno accompagnato, e da qui nasce l’intervista rilasciata al The Times in un ristorante greco a Sunny Isles Beach, zona a nord di Miami. Tsitsipas racconta di aver vissuto un periodo molto complicato: “L’anno scorso è stato davvero confuso. Avevo mal di schiena così forte che il tennis non mi dava più gioia, perché ogni volta che scendevo in campo provavo sempre qualche tipo di dolore. Se non c’era, era tutto incentrato sul cercare di massimizzare il tempo a disposizione. Questo crea molta ansia perché non devi pensare solo alla partita, ma anche al tuo corpo, che diventa il nemico. Finisci per allenarti di meno per proteggerlo, ma il circuito ti obbliga a giocare senza sosta. Se salti un torneo, la tua classifica crolla improvvisamente, quindi è una rincorsa continua. Solo i più forti mentalmente riescono a sopportare questa pressione”.

Da quel momento è partita la scelta di fermarsi e concedersi una pausa per far rimettere in sesto il fisico. “Quel periodo lontano dal campo mi ha aiutato ad apprezzare ciò che ho raggiunto. Ero in un brutto momento. Non ero sicuro di riuscire a riprendermi. Ma la cosa positiva è che ho molteplici interessi al di fuori del tennis. Non direi che sarei depresso se smettessi di giocare perché ho uno spirito creativo che mi permetterebbe di trovare altre strade, quindi ero molto ottimista sotto questo aspetto e non stressato come lo sarebbero stati altri giocatori”.

La conversazione tocca poi la separazione da Goran Ivanisevic e il successivo ritorno con il padre. Tsitsipas racconta di non aver trovato senso agli insulti che lo avrebbero dovuto “svegliare”: “Non ne vedevo il senso. Se era un modo per spronarmi a lavorare di più e a rimettermi in sesto, non era certo la tattica giusta. Ci sono rimasto davvero male. Non mi sarei mai aspettato che un allenatore potesse farmi una cosa del genere, e la cosa peggiore è che quello che ha detto non era vero. Non ero in forma perché ero infortunato. Non mi allenavo correttamente da oltre due settimane. È stato come se mi avesse dato un calcio quando ero già a terra”.

Tsitsipas torna poi a discutere della momentanea separazione dal padre Apostolos: “È stato difficile licenziarlo, ma avevo bisogno di quello spazio. Era una questione di sopravvivenza. Quando ero più giovane lo seguivo in silenzio. Non mi importava affatto. Ma a un certo punto sono cresciuto e ho sviluppato le mie idee e opinioni.”