Si respira un’aria particolare nel deserto della California, quel misto di attesa e tensione che solo le grandi sfide sanno generare. Il BNP Paribas Open giunge all’epilogo, mettendo di fronte i due tennisti che – nell’ultima edizione del cosiddetto Tennis Paradise – più di chiunque altro, hanno saputo ridefinire i confini tattici del gioco sul cemento. Da una parte Jannik Sinner, il numero 2 del mondo che ha ritrovato una dimensione di semi-onnipotenza agonistica dopo un avvio di stagione più pragmatico; dall’altra Daniil Medvedev, reduce dal trionfo di Dubai e dalla vittoria su Alcaraz, che è tornato a tessere le sue tele difensive con la precisione di un orologiaio. Sì, insomma, non è solo la finale di un Masters 1000, ma il sedicesimo capitolo di una saga evolutasi da un dominio russo a una riscossa azzurra che ha contribuito a rimodellare la storia del tennis moderno. L’alba del dominio russo: il “muro” insuperabile Il primo duello tra i due inizia nel 2020 in quel di Marsiglia, dove un giovanissimo Sinner vince il primo set prima di subire il ritorno prepotente di un Medvedev già scafato. Quello scontro fu il presagio di un incubo tattico durato tre anni. Tra il 2021 e l’inizio del 2023, Daniil è stato il rebus insolubile per Jannik: dalle ATP Finals di Torino 2021, dove il russo si concesse persino uno sbadiglio di sufficienza dopo un primo set dominato, fino alle finali di Rotterdam e Miami 2023. In quel periodo la ragnatela di Medvedev, fatta di traiettorie piatte e una difesa elastica quasi snervante, sembrava respingere ogni accelerazione dell’azzurro, incapace di trovare crepe nel muro moscovita. Pechino 2023: la rivoluzione copernicana di Jannik La data del 4 ottobre 2023 segna lo spartiacque definitivo. Nella finale del China Open di Pechino, Sinner scende in campo con un piano tattico stravolto: meno scambi prolungati, più discese a rete e un uso sistematico del serve & volley. Dopo sei sconfitte consecutive, Jannik vince due tie-break magistrali e capisce come mandare fuori giri il rivale. Quella vittoria rompe l’argine psicologico. Poche settimane dopo, nella finale di Vienna, i due danno vita a un match brutale di quasi tre ore, dove Sinner prevale ancora di nervi e polmoni, confermando che il vento ha iniziato a soffiare dalla parte opposta. La consacrazione di Melbourne, rimonta da leggenda Il punto più alto della rivalità – per Sinner – viene toccato il 28 gennaio 2024, nella finale dell’Australian Open. Medvedev, consapevole di non poter più reggere il braccio di ferro sulla distanza, sorprende tutti aggredendo Jannik sin dalla risposta e portandosi avanti di due set. Sembra la fine dei sogni di gloria per l’italiano, che però mette in mostra una resilienza d’acciaio. Approfittando del calo fisico del russo, l’azzurro inizia a risalire la china punto su punto, vincendo al quinto set dopo quasi quattro ore. È lo Slam della svolta, quello che trasforma Sinn