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ATP Montecarlo: Zverev, campione fragile, punta a ritrovare la gloria; la semifinale contro Sinner è l’occasione di rivalsa

Montecarlo racconta una scena fatta di lusso, glamour e vip sugli spalti, con yacht ormeggiati a poche centinaia di metri dal Court Rainier III che dipingono un panorama da sogno e a rimorchio l’esclusività. Eppure, in questa fortezza apparentemente inaccessibile, c’è posto anche per chi di solito resta lontano dalle luci della ribalta. È la storia del Rolex Monte-Carlo Masters a parlare: il tennis, spesso definito Sport Del Diavolo, si tinge di filantropia e nelle lunghe ore pomeridiane del Principato, quando l’ombra si allunga sul campo, l’atmosfera diventa quasi surreale, il gioco sembra un eterno incastro di azioni, e la sentenza arriva dalle superfici di Mondain.

Montecarlo – la rivalsa degli “umani” Il palmarès del Rolex Monte-Carlo Masters ha visto trionfare campioni leggendari come Rafa Nadal, Novak Djokovic e Stan Wawrinka, che hanno dominato questa tappa prestigiosa tra il 2005 e il 2018, con l’egemonia soprattutto del maiorchino. Dopo quel decennio, una pioggia di nuove volti ha preso posto nel Principato: a rompere quel dominio sono stati i talenti più concreti e terreni. Fabio Fognini ha interrotto quel flusso nel 2019, regalando una delle pagine più belle del tennis italiano, conquistando a casa il titolo che da sempre gli sfiorava. A seguire, Stefanos Tsitsipas e Andrey Rublev hanno mostrato quanto il torneo sia diventato terreno di confronto tra nuove leve e veterani.

Nell’ultima edizione, Monte-Carlo è tornata ad appartenere ai big, grazie alla vittoria di Carlos Alcaraz, che ha battuto Lorenzo Musetti in rimonta nell’atto decisivo. Independently dall’esito delle due semifinali fissate per Sabato a partire dalle 13:30, questa edizione ha già segnato un’indelebile traccia: Valentin Vacherot, giovane outsider, si è guadagnato una chance contro lo spagnolo per accedere alla finalissima. Dall’altra parte del tabellone, la sfida tra Alexander Zverev e Jannik Sinner si ripropone per il quarto Masters consecutivo, un duello che ha assunto ormai la forma di una storia ricorrente.

Un tete-a-tete che ha perso parte della sua aura di imprevedibilità, diventando quasi monotono agli occhi di chi preferisce l’imprevedibilità delle grandi storie: Zverev contro Sinner, una rivalità che ha visto intensificarsi ogni volta grazie alle rotte invertite dei due nei recenti confronti. L’inerzia della Germania contro l’extra-terrestre altoatesino ha richiamato spesso l’attenzione, ma anche l’ironia: l’insieme sembrava scadere in una sequence fotocopia degli incontri precedenti, offrendo poco in estetica ma molto in tensione sportiva.

La California ha poi mostrato che quel match non era più soltanto una ripetizione: la prestazione di Miami ha aperto nuove luci, ma non è bastata per fermare la crescita di Sinner, il talento italiano proveniente dall’Alto Adige, che ha saputo imporsi nonostante la resistenza di Zverev. Ultima chiamata, Mr. Zverev: il numero tre del mondo ha chiuso il Sunshine Double con due semifinali all’attivo. Il bilancio resta positivo, ma Sascha resta intrappolato in una bolla di incompiutezza: non è riuscito a voltare pagina, a spezzare i vincoli che lo tengono dietro ai due mostri del circuito, i quali continuano a stazionare al di sopra di lui in classifica.