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Rune: “All’inizio ero davanti a Sinner e Alcaraz, ma non sono stato costante”

Dell’infortunio al tendine d’Achille di Holger Rune si conoscono ormai i contorni essenziali. Più che tornare sulla diagnosi o sulle conseguenze immediate, oggi è interessante osservare come il danese stia gestendo questa fase della sua carriera, tra riabilitazione, programmazione e comunicazione costante con il pubblico. Chi segue i suoi canali social se ne è accorto: Rune aggiorna con regolarità il suo pubblico postando immagini e brevi video delle sessioni di riabilitazione e dei primi, cauti, allenamenti in campo. Un racconto continuo che trova una naturale estensione nelle numerose interviste rilasciate negli ultimi mesi alle principali testate internazionali. The work continues in the holidays #comebackloading pic.twitter.com/TW2v7IUXmL— Holger Rune (@holgerrune2003) December 21, 2025 Quella concessa al quotidiano spagnolo Marca si inserisce in questa linea: una ricostruzione dettagliata di quanto accaduto, di come sia stato gestito l’intervento e di quale percorso Rune abbia scelto per tornare gradualmente all’attività agonistica. Il momento dell’infortunio: “Ho avuto la sensazione che il terreno stesse sprofondando” Rune torna innanzitutto all’episodio avvenuto durante la semifinale di Stoccolma contro Ugo Humbert, spiegando le sensazioni provate nell’istante della rottura del tendine: “Ho avuto la sensazione che il terreno stesse sprofondando, come se fossi nel bel mezzo di un terremoto. Il mio primo pensiero è stato che ci fosse un problema con il terreno di gioco. Non ho sentito dolore, il mio piede si è semplicemente staccato dal corpo”. Inizialmente, nemmeno lui aveva percepito la gravità della situazione: “Ho detto al fisioterapista che non mi sarei ritirato. Ero in vantaggio di un set ed ero sicuro che una fasciatura sarebbe stata sufficiente”. La conferma della rottura è arrivata solo dopo i controlli, accompagnata da un comprensibile stato di apprensione: “È stato lui a dirmi che il tendine era rotto. Sentivo il piede intorpidito. Ero spaventato”. L’intervento chirurgico, appena quattro giorni dopo l’infortunio L’operazione è stata effettuata quattro giorni dopo l’infortunio. Rune racconta di non aver avuto particolari timori legati all’atto chirurgico, quanto piuttosto all’anestesia, esperienza nuova per lui. Fondamentale, sottolinea, la fiducia nel medico che lo ha operato, lo stesso chirurgo della nazionale danese di calcio: “Se era riuscito a rianimare Christian Eriksen, ero sicuro che avrebbe potuto riparare il mio tendine d’Achille. E lo ha fatto. Tutti in ospedale sono stati molto gentili e mi sono sentito in buone mani”. Riabilitazione e scelta degli specialisti: “Il mio corpo è il mio bene più prezioso” Dopo l’operazione, la priorità è stata organizzare subito un programma strutturato: “Avevo bisogno di un piano. Non potevo passare dall’essere attivo ogni giorno al non fare nulla”. Da qui la decisione di spostarsi a Do