Al termine del match di semifinale tra Novak Djokovic e Jannik Sinner all’Australian Open 2026 si possono ricavare alcune prime considerazioni, alcune delle quali sono costanti ed altre sorprendono e rendono semmai ancora più clamoroso l’esito finale dell’incontro. L’efficacia del servizio Due dati che balzano all’occhio riguardano la battuta del numero due del circuito. Sinner ha concluso con il 75% di prime palle in campo, servendo un numero di ace un tempo inimmaginabile e oggi comunque notevolissimo nonché suo record personale: 26. Per quanto riguarda il punto direttamente con il servizio, Jannik nel torneo ha in effetti battuto per due volte il record, avendone messi a segno 18 con Duckworth e 19 con Darderi (e tra i due incontri ci sono i 17 in 4 set con Spizzirri). La media contro questi rivali si attesta tra i cinque e i sei ace a set. È indicativo come l’ace rate del campione altoatesino, ovvero il rapporto tra ace e servizi complessivi, nei sei incontri australiani di quest’anno raggiunga il 16,1%, quando nei sette match necessari per vincere il titolo lo scorso anno Sinner si attestò al 9,3%. La differenza è enorme e in conferenza stampa lui stesso lo riconosce, pur nella sconfitta, come un dato positivo. Lo scorso anno superò i dieci punti solo a Wimbledon, torneo dove la superficie offre un aiuto in più a chi mette la palla in gioco. Per cui, aspettando ulteriori conferme nei tornei a venire, sembra che uno dei percorsi verso la ricerca di una maggiore aggressività sia perlomeno a buon punto. Il dato, ottimo, sulle prime palle in campo, corrobora questa impressione, nche se nei cinque match precedenti solo una volta ha superato il 70%, con Luciano Darderi (con 19 ace). Jannik ha alzato il tiro proprio nell’incontro più insidioso. Il quinto set è quasi un tabù Una caratteristica invece ricorrente dei match del numero due del ranking è data dalle difficoltà che deve fronteggiare quando la partita si allunga, e di conseguenza negli incontri al quinto set. Le due cose spesso vanno di pari passo: Sinner ha un record nei match al quinto set davvero incolore: 6-11, che togliendo il periodo precedente allo US Open 2023, da quando cioè ha cambiato passo e ha avviato l’accelerazione che lo ha portato sul tetto della classifica e ai suoi 4 allori major, diventa 1-4, con l’unica vittoria con Daniil Medvedev a Melbourne 2024. Per il resto abbiamo le due sconfitte parigine con Carlos Alcaraz, la seconda con i matchpoint, quella con Medvedev a Londra 2024 (ma Jannik soffrì di problemi fisici) e quella di venerdì con Djokovic. Sia oggi che nella prima con Alcaraz Jannik conduceva per due set a uno, nella seconda con l’attuale numero uno del mondo il vantaggio era di due set a zero. Non entrando in considerazioni sulla ferocia agonistica del nostro portacolori, che mancò un match point anche a New York 2023 nei quarti contro Alcaraz e che con Djokovic ha capitalizzato solo due palle-break