Emerge una linea comune che mette in moto una simmetria già riconosciuta tra Sinner e Alcaraz, e che avvicina anche il giovane Rafael Jodar ai primi due tennisti del circuito. Jodar, madrileno di diciannove anni, ha già raggiunto i quarti di finale di un Master 1000 a Madrid e, a Roma, potrebbe tagliare lo stesso traguardo o persino migliorarne l’esito. Gli elementi che avvicinano i grandi dello sport restano, in fondo, sempre gli stessi: dedizione e lavoro, due fattori che emergono chiaramente anche nell’intervista di mercoledì sulla Gazzetta dello Sport.
Intanto c’è la possibilità di migliorare il record di Madrid: mercoledì sera a sfidarlo sarà Luciano Darderi, l’azzurro che ha eliminato Zverev dopo aver annullato quattro match point. “Affronto un giocatore di casa non è mai facile e lui arriva da una grande partita. Dovrò restare molto concentrato”, dice. Più avanti potrebbe essere ancora il turno di un giocatore di casa a contendersi il trofeo di Roma in finale: Jannik Sinner. Ma Rafa ha già la risposta pronta: “Per carità, non facciamo questo tipo di previsioni. Non mi piace andare oltre con i pensieri. Affronto una partita alla volta e cerco di imparare da ogni incontro, non penso alla finale con Sinner.”
Queste parole richiamano direttamente Sinner, riconosciuto da Jodar come “punto di riferimento per tutto il circuito per il suo impegno, la sua dedizione totale”. Il giovane madrileno sottolinea l’importanza di analizzare di partita in partita le proprie prestazioni, per capire dove c’è da lavorare e dove crescere di più. Un ragazzo come tanti, con un atteggiamento positivo ma mai arrogante; cautela e rispetto dell’avversario sono due tratti che condivide con i due leader della classifica ATP e che attinge anche dall’altro Rafa, Rafael Nadal, quindici volte campione di Parigi. “Nadal è il mio idolo. Tutto quello che ha ottenuto ha un valore enorme e apprezzo molto anche il fatto che non abbia perso l’umiltà nonostante una carriera incredibile. Cerco di prendere esempio anche da questo”, racconta Jodar.
Un punto fermo, irrinunciabile anche considerata la giovane età, è il rapporto con il padre, anch’egli Rafa e manager del figlio. Rafael junior racconta che a casa si evita di parlare troppo di tennis e che è molto grato della presenza di suo padre: “Quando può occupa una fila intera. Mi piace perché quando mi giro vedo lui e non mi confondo. Essendo l’unico…”. Per il resto Jodar si descrive come un ragazzo normalissimo, con interessi paragonabili a quelli dei suoi coetanei: calcio, basket, amici, famiglia.
Tra gli aspetti positivi della vita da tennista itinerante c’è anche la voglia di viaggiare e di visitare, quando è possibile con gli allenamenti, le città che ospitano i tornei. Le sue permanenze si allungano e sempre più colleghi lo conoscono: “Sono il nuovo arrivato, sono tutti gentili con me”. E se da un lato l’educazione dei compagni è al centro della crescita, dall’altro resta viva la fiducia nelle ispirazioni comuni del circuito. WTA Roma, Swiatek: “Non uso Ch