Marco Panichi è un volto noto nel mondo del tennis. Preparatore atletico di professione, il romano ha iniziato a collaborare da qualche mese con Holger Rune. Prima del danese sono passati sotto la sua ala Jannik Sinner, per quasi un anno, e Novak Djokovic, con il quale ha lavorato per sette anni. Anche Francesca Schiavone e Fabio Fognini a suo tempo avevano collaborato con Panichi, che di recente ha fondato la PL Management, un’agenzia a sostegno dei giovani talenti, insieme a Petr Losev. Panichi: “Del mio rapporto con Sinner non posso parlare” L’esperienza del preparatore atletico romano è oramai ultradecennale. La sua professionalità e le sue competenze sono riconosciute a livello internazionale. E anche la sua metodologia di lavoro, che unisce sacrificio e divertimento, fondamentali per costruire un atleta di primissimo calibro. Come si fa, quindi, ad accompagnare un tennista in un percorso così intenso? “Lavorando duro, ogni giorno”, ha raccontato Panichi in un’intervista concessa a Massimo Calandri per ‘la Repubblica’. “Con fantasia, perché la ripetitività non funziona. Bisogna cambiare con leggerezza. Uscendo dalla palestra, trasformando la routine in un gioco. Facendo un po’ di tutto: canoa, pattinaggio su ghiaccio, equitazione. Fino a ballare sui tavoli o cantare al karaoke, se serve”. Dopo questa frase, il cervello non può non aver immaginato Sinner intento a svolgere queste ultime attività, che di fatto sembrano ‘uscire dal suo personaggio’. “Una premessa importante: del mio rapporto con Jannik non posso parlare per ragioni contrattuali. Non faccio nomi. Dico che, in generale, ad alcuni atleti certe ‘improvvisazioni’ possono servire per imparare a gestire le emozioni. Una cosa però credo di poterla dire: i tre mesi della sua squalifica sono stati uno dei momenti più belli nella mia vita professionale. Abbiamo lavorato a fondo, sempre divertendoci e scambiando molte cose con grande rispetto”. Panichi: “Con Djokovic una connessione umana fortissima” Si è passati quindi a parlare di Djokovic, il più vincente nella storia del tennis maschile. E uno dei migliori anche per quanto riguarda la capacità di regolare il proprio mondo interiore durante le partite. “Novak sulla gestione delle emozioni è sempre stato avanti anni luce. Tra balletti e imitazioni, in molte occasioni dovevo fermarlo”. Un legame, quello tra Panichi e Djokovic, che ha permesso a entrambi di crescere, alimentati dal fuoco del cosiddetto ‘provare a essere la miglior versione di sé stessi’. “È scattato un clic, siamo entrati in una connessione umana fortissima. Non ho mai conosciuto nessuno così curioso, avido di conoscere e restituire. La sua grandezza stava nel condividere: tu davi delle indicazioni e lui le metabolizzava col suo codice. Si cresceva entrambi. Aveva una disciplina e una cura per i dettagli ossessive. Ogni volta voleva provare qualcosa in più. Ricordo certe serate: eravamo e