Da Roma, il nostro inviato: dopo due mesi ai box, Novak Djokovic è pronto a tornare in campo agli Internazionali BNL d’Italia. Il numero 4 al mondo, sei volte campione del Foro, non disputava un match ufficiale da Indian Wells, dove fu eliminato agli ottavi da Jack Draper in tre set. Ora, trascorsi due mesi e superati alcuni acciacchi, il 38enne serbo torna a giocare. All’esordio nella capitale sfiderà il giovane croato Dino Prizmic, che nel 2024 a Melbourne gli sferrò un set prima di cedere in quattro frazioni.
Prima del debutto, Djokovic è intervenuto in conferenza stampa rispondendo ad alcune domande dei giornalisti. Sull’idea di tornare prima nel circuito, il campione di Belgrado ha detto: «Sarei voluto tornare prima nel Tour». Il moderatore ha reagito con un sorriso: «Bentornato nell’ATP Tour». Djokovic ha replicato che, avendo disputato due tornei quest’anno, è comprensibile riconoscere la validità di questa affermazione. Ha poi aggiunto di essere felice di essere tornato, di non vedere l’ora di competere e di tornare a giocare. Voleva rientrare prima, ma l’infortunio gliel’ha impedito: ha dovuto attendere, migliorare progressivamente la condizione fisica e soprattutto prepararsi per Roma, la città e il torneo che ama davvero e in cui ha ottenuto grandi successi per molti anni. L’obiettivo su questa superficie resta il Roland Garros, per giocare il proprio miglior tennis lì, pur volendo comunque fare bene anche a Roma senza complacenze o aspettative basse.
Djokovic ha poi affrontato la questione del montepremi agli Slam, tema che vede protagonisti anche Jannik Sinner, Aryna Sabalenka e Jasmine Paolini. «Montepremi Slam? Spesso c’è un conflitto di interessi», ha dichiarato. Richiamando i tempi in cui era presidente del consiglio dei giocatori e stava fondando la PTPA, circa sei anni fa, ha ricordato di conoscere bene la propria posizione: «Voi conoscete la mia posizione al riguardo. L’ho detto molte volte. Non c’è bisogno che mi dilunghi troppo sull’argomento. I giocatori sanno che avranno sempre il mio sostegno, e questo è tutto». Djokovic ha elogiato le nuove generazioni e ha sottolineato l’importanza della leadership tra i protagonisti del tennis: «Sono lieto che leader come Sabalenka mostrino la volontà di farsi avanti, comprendere le dinamiche della politica del tennis, coglierne le sfumature e capire cosa serve non solo per il proprio bene ma per tutti». Secondo il serbo, questa è vera leadership: «Facciamo tutti parte dello stesso sport. Cerchiamo di elevare il gioco, sia da parte dei giocatori, sia dei tornei o degli organi di governo. Purtroppo, spesso c’è un conflitto di interessi che alcune persone non vogliono affrontare. E credo che lì risieda davvero il potere dei giocatori».