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Diario dal Foro Italico: Giorno 5 a Roma, sorprese che diventano norma; Sinner guida sette italiani al terzo turno

Un sabato di caldo torrido a Roma, del resto un primo pomeriggio spesso afoso al Foro Italico, ma anche una giornata di tennis ricchissima di storie e di sorprese, talvolta imprevedibili, altre più attese. Il Foro Italico non si smentisce: ogni anno il primo sabato registra un afflusso impressionante, un fluire continuo di gente lungo il Viale. E quando Sinner si è affacciato sul ponte che collega il Centrale all’area giocatori, la folla è esplosa come davanti a una rockstar.

Jasmine Paolini è una delle facce di questa edizione: da tempo tra le prime dieci del mondo, grazie a quella memorabile vittoria su Rybakina a Roland Garros che l’ha introdotta nell’élite, non è più scesa dalla top ten. Ma il calendario non resta inerte: il 19 maggio 2026 perderà i punti conquistati con il trionfo al Masters 1000 di Roma nel 2025. Nell’edizione in corso è stata eliminata al terzo turno, non senza rimpianti, avendo avuto anche tre match point potenzialmente decisivi. Dietro di lei, Elise Mertens resta in orbita top 20: la sua solidità è tangibile, soprattutto al rovescio, anche se la mobilità non è al livello di una giocatrice di quel calibro. Eppure, al di là dei pregi o dei limiti della belga, non va dimenticata la realtà di Paolini: in conferenza stampa, dopo la sconfitta, è apparsa lucida e concreta, riconoscendo di non aver giocato male e che questo è il suo livello al momento. È un periodo complesso, anche dal punto di vista psicologico: la difficoltà di chiudere partite che in passato era solita chiudere. E ora?

La domanda è come proseguire: servirà un esame di coscienza, una riflessione su dove indirizzare il lavoro. Mentalmente la tensione è palpabile: la capacità di gestire la pressione e di alzare il livello nei colpi decisivi resta l’ago della bilancia. A trent’anni Paolini ha ancora cartucce da sparare; la strada si farà senza dubbio in salita, con la classifica che scende e con l’esposizione alle teste di serie nei grandi tornei che aumenta. Forse partire un po’ indietro, senza troppi pronostici favorevoli, potrebbe restituirle serenità e lasciare che la testa lavori in modo meno pesante quando entra in campo. In fondo, non è mai troppo tardi per una rinascita.

Pellegrino e Cirstea, come Benjamin Button: il trucco è dare vita agli anni che passano, non aggiungere anni alla vita. Il personaggio di Button, che nasce vecchio per diventare giovane, sembra echeggiare la situazione di Sorana Cirstea, 36 anni, e Andrea Pellegrino, 29, che stanno vivendo un curioso parallelo: l’età avanzante non spegne la voglia di giocare e di competere, anzi sembra stimolare nuove energie e una prospettiva diversa sul percorso sportivo. Sorprende come l’esperienza possa coesistere con una forma ritrovata di vitalità, insegnando che nel tennis la maturità può accompagnarsi a una freschezza ancora in grado di dare battaglia.