Daniil Medvedev, intervistato al termine della sfida vinta contro il temibile Fabian Marozsan, si dice particolarmente soddisfatto del risultato e si concede una leggera autocritica per alcuni cali durante il match, comprensibili contro un avversario di questa caratura. Tra le domande anche quelle formulate dai nostri Pietro Sanò e Giovanni Pelazzo.
Dopo i complimenti per una vittoria che vale molto, Medvedev riconosce la bravura di Fabian: “Fabian è un giocatore molto forte, capace di chiudere set e match contro chiunque, come ha già dimostrato. Ho giocato davvero bene, quasi un tennis incredibile, ma ho avuto un calo nel secondo set, comprensibile quando non si è al massimo della fiducia, e non lo ero dopo gli ultimi incontri. Comunque sono felice di aver vinto.”
Quando gli chiedono quanto tempo tenga in testa gli ultimi incontri, Medvedev risponde: “Forse un paio di giorni, forse una settimana, poi però bisogna restare nel presente, altrimenti si rischia di perdere di nuovo. Sono contento di aver ritrovato la giusta concentrazione senza farsi condizionare dai risultati recenti e di aver chiuso la partita nel modo giusto. Il punto chiave resta il livello dell’avversario: batterlo significa poter fare bene con molti altri. Certo, anche gli altri possono giocare bene e superarmi: è il tennis.”
A chi domanda cosa si siano detti a rete al termine del match, Medvedev racconta: “Sul match point ho tentato un passante che è passato grazie anche al nastro. Ho detto che avrei preferito chiudere con un tiro pulito e magari vedere dove sarebbe finita la volée di Fabian, e lui ha risposto che non ricordava nemmeno cosa fosse successo. È davvero un ragazzo molto bravo Fabian.”
Sull’uso dell’Intelligenza Artificiale per lo scouting dei giocatori, Medvedev spiega la sua posizione: “Onestamente non amo molto l’AI; a volte sono pigro e me ne faccio una scusa, ma non mi sembra bello passare la vita sul divano a giocare. Tuttavia, ogni tanto la uso per divertimento, con amici e con la squadra. Però, se prendessi lo scouting di Sinner o Alcaraz, mi direi: ok, e adesso come faccio a imitare i loro trucchi?”
Infine, a proposito dello smash e dei colpi sopra la spalla, Medvedev riflette: “Non so se sia qualcosa da coltivare fin da giovani o un dono innato. Ci sono compagni di tour che, ovunque si trovino in campo, mettono a segno dieci smash su dieci. Io resto impressionato: spesso faccio fatica a capire se la palla stia scendendo a destra o a sinistra; per altri è una cosa naturale, mentre per me è più complicato trovare un colpo vincente.”