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Fair play esagerato o tilt psicofisico: perché Sinner non ha chiesto il timeout medico nel terzo set

Rianalizzare la sconfitta di Jannik Sinner al Roland Garros, nel pieno di una fase di cedimento fisico, continua a portare alla luce una domanda chiave: perché non è stato chiesto un medical timeout nel terzo set, quando il punteggio segnava 5-2 a suo favore e i sintomi del crollo erano già evidenti? È uno dei nodi centrali nell’analisi dell’eliminazione del numero uno al mondo dal torneo parigino. Come sempre avviene, è facile ragionare dall’esterno, ma sul campo, sotto il sole cocente, è molto più complesso. In quel frangente, però, sul 5-2, Cerundolo era ancora in difficoltà: Sinner aveva a portata di mano un solo game per chiudere l’incontro.

L’ex tennista Andreas Seppi, che commentava per Eurosport, ha analizzato la situazione in un’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport. Secondo lui, Sinner avrebbe potuto chiamare prima il medical timeout se fosse stato già consapevole del malessere, e non attendere fino al 5-4 e 0-40 quando la situazione del terzo set si era già complicata. La sua tesi è che un intervento anticipato avrebbe potuto interrompere il flusso negativo e concedere al giocatore qualche minuto di respiro per ritrovare lucidità e tentare l’ultimo sforzo.

Ma perché Sinner non ha considerato l’opzione del medical timeout? Ci sono due possibili chiavi di lettura. La prima riguarda il regolamento: nel tennis, chiamare uno stop medico per crampi è vietato. Il crollo fisico è iniziato proprio con una fase di stretching delle gambe e la scansione visiva verso la panchina, segno che qualcosa non andava. Un ricordo utile è quello di Roma, nel terzo set contro Daniil Medvedev: Sinner chiese un medical timeout per trattare una coscia destra. Medvedev reagì chiedendo spiegazioni, perché i crampi non sono considerati infortunio di gioco e non possono essere trattati con i tre minuti di intervento del fisioterapista. Tuttavia, i crampi possono essere gestiti solo durante i cambi di campo e nel minuto di pausa previsto dal regolamento.

La seconda chiave riguarda le motivazioni reali di Sinner: se a Parigi non ha richiesto l’intervento, evidentemente non sentiva di avere un problema muscolare. Ha spiegato successivamente che stava accusando crampi, nausea e una sensazione di esaurimento energetico. Quando la situazione è diventata insostenibile, con il punteggio sul serve 0-40 al 5-4, l’azzurro si è appoggiato ai tabelloni e ha riconosciuto che non sarebbe riuscito a proseguire. A quel punto la giudice di sedia, Aurélie Tourte, si è avvicinata a Sinner per chiedere spiegazioni, un gesto atipico che ha chiuso il capitolo sul campo di Parigi.

Quella dinamica alimenta un acceso dibattito sull’equilibrio tra gestione fisica e rigore regolamentare, evidenziando quanto possa pesare la condizioni fisiche in un match decisivo al Roland Garros.