Jannik Sinner, attuale numero uno del tennis mondiale, mostra una versione inedita e intima di sé: non sul campo, ma nel salotto di casa, alle prese con le bimbe e lontano dai riflettori. È ciò che emerge dall’intervista di Tania Cagnotto, ospite a cena nella sua casa di Bolzano, dove l’altoatesino ha rivelato un lato totalmente domestico e famigliare.
La ex tuffatrice ricorda un Sinner sorprendentemente affabile e raffinato nel confidarsi: “È più amico di mio marito Stefano, Alex Vittur è stato il tramite”. Cagnotto sottolinea una forza mentale incredibile, ma per lei rimane dominante l’affetto: a casa Jannik giocava con le sue bambine. Davanti al mondo è il campione irraggiungibile, ma nel privato cerca di ritagliarsi spazi di normalità fondamentali per restare Jannik di Sesto Pusteria, non solo il numero uno al mondo desiderato da tutti. “Bisogna rispettarlo nel suo impegno a proteggere la privacy, la famiglia e gli amici stretti”, conclude.
La conversazione si allinea anche con una riflessione sull’eredità della disciplina: Cagnotto smentisce chi aveva profetizzato un buco generazionale del nuoto italiano dopo il suo ritiro. “Non c’è stato alcun vuoto: ragazzi e ragazze continuano a far bene; nomi come Tocci, Marsaglia, Pellacani e Santoro testimoniano che un atleta forte può trainare l’intero movimento. Guardate come il tennis italiano sta crescendo grazie a Jannik”. E non manca un invito a riconoscere come il successo di Sinner eleva tutto lo sport azzurro.
La chiacchierata tocca anche il profilo pubblico di Tania: è divertente constatare come il suo nome sia ormai sinonimo di tuffi, e lei ammette di provare sorriso e soddisfazione nel aver aumentato la visibilità di una disciplina poco conosciuta.
L’ingresso nella Hall of Fame segna una tappa significativa: l’intervista arriva a poche ore dal 41esimo compleanno (celebrato il 15 maggio) e dalla sua ufficiale entrata nella Swimming Hall of Fame, diventando la quarta italiana a raggiungere tale onore dopo Calligaris, Grimaldi e Pellegrini, a distanza di 34 anni dal padre Giorgio. “È un onore immenso. Da anni avevamo promesso di tornare in Florida insieme. Mi dicevo che, una volta entrata nella Hall of Fame, avremmo fatto un viaggio di famiglia per ritrovare il Museo dove c’è già il tuo nome. Peccato non esserci riuscita. La cerimonia di introduzione si è sempre tenuta tra agosto e settembre, ma questa volta hanno anticipato la data. Fort Lauderdale è un luogo del mio cuore: ogni anno era una delle mie tappe preferite”.
Sulla sua carriera, Cagnotto ricorda con chiarezza i primissimi passi: un tuffo casuale a tre anni, scivolando nella fontana dell’Acqua Acetosa di Roma nel tentativo di afferrare i pesci rossi, ma i ricordi più nitidi rimangono legati ai tuffi nelle squadre di Bolzano dove allenava sua mamma. A otto anni vinse una gara ricevendo in premio un peluche: un piccolo cagnolino blu divenuto talismano da tenia nello zaino. Quel portafortuna, perso a quattordici anni a Sydney durante le qualificazioni olimpiche, resta uno dei ricordi chiave di un percorso sportivo che ha portato una delle stelle italiane del nuoto a traguardi straordinari, allo stesso modo in cui Jannik Sinner sta guidando la rinascita del tennis azzurro.