In terra di Spagna, sul rosso di Madrid, Jannik Sinner ha conquistato il quinto Masters 1000 di fila, superando miti come Nadal e Djokovic e siglando una vittoria che nessun altro tennista era riuscito a realizzare. Un dominio assoluto si è visto anche nella finale contro Alexander Zverev, annichilito in meno di un’ora con un 6-1 6-2 che vale un titolo in più e un nuovo record nel suo palmarès.
In conferenza stampa, però, Sinner chiarisce subito che non è spinto dai record: “Io non gioco per questi record, gioco per me stesso e per la mia squadra, che sa cosa c’è dietro. Gioco anche per la mia famiglia perché la famiglia è la cosa principale. Anche loro non hanno mai cambiato il modo in cui sono con me.” E, come spesso accade, l’altoatesino numero 1 al mondo si lascia andare all’emozione nel parlare di sua madre Siglinde, soprattutto di fronte alla festa della mamma celebrata in Spagna una settimana prima rispetto all’Italia.
La memoria di Sinner torna all’adolescenza: si considera fortunato, ma ammette che lasciare casa a 13 anni per crescere nel centro di allenamento di Bordighera, guidato da Riccardo Piatti, è stata una scelta coraggiosa. “Per i miei genitori è stato molto difficile, specialmente per una madre, accettare una cosa del genere…”. Così, dalla Sesto di una volta, parte il percorso che ha portato l’italiano a diventare la prima guida del tennis mondiale. Un percorso che certamente ha lasciato delle tracce, ma che ha anche fornito al giocatore la determinazione necessaria per arrivare dove è ora.
Sinner spiega anche perché i suoi genitori nonalways possano seguirlo in tour. Il padre Hanspeter lo accompagna a volte, anche in veste informale di cuoco, ma la madre Siglinde è presente soprattutto agli appuntamenti importanti: “A casa ci sono i nonni, i genitori di mia madre, entrambi ancora vivi. Quindi la capisco benissimo, vuole stare a casa e passare più tempo possibile con loro.” E pur riconoscendo il valore di un sostegno familiare completo, il numero uno al mondo auspica di trascorrere più tempo possibile con la famiglia quando gli impegni lo permettono.
Sinner cita inoltre l’esempio di Carlos Alcaraz: viaggiare con la famiglia e con il fratello è qualcosa che ha un impatto positivo, perché “quando qualcuno non c’è più, poi te ne penti”. Con questo pensiero, l’azzurro si è commosso, sottolineando quanto siano stati importanti i genitori e, in particolare, la madre, per la sua crescita sportiva e personale. “Spero di poter trascorrere ancora un po’ di tempo con i miei genitori e le persone che amo, anche con mio fratello e i miei amici, perché le cose possono cambiare, sai.” Lei è sicuramente un modello da seguire e sono molto felice di avere mia madre e mio padre, e sì, sono una vera ispirazione per me.
Con grande semplicità, Sinner conclude: “Cerco solo di essere”