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Musetti: cambio di mentalità necessario per raggiungere i livelli di Sinner e Alcaraz

Lorenzo Musetti è una delle icone del tennis italiano e da anni frequenta il Real Club de Tenis Barcelona, sede di un torneo che lo conquista per la sua città, per la vicinanza a casa e per l’inserimento nella stagione sulla terra battuta. A Barcelona, Musetti è cresciuto anche grazie all’incontro con José Perlas, entrato nel suo staff quattro mesi fa come secondo allenatore a supporto del team guidato da Simone Tartarini, tecnico di Musetti fin dall’inizio della sua carriera. In questa cornice, Musetti racconta la sua situazione e il percorso in un’intervista rilasciata a Sergio Heredia, storico giornalista de La Vanguardia.

DOMANDA: In che lingua preferisce parlare? MUSSETTI: Niente problemi, possiamo parlare in spagnolo.

DOMANDA: Perché lo parla così bene? MUSSETTI: Ho studiato spagnolo a scuola da bambino a Carrara e ora lo pratico praticamente ogni giorno con José Perlas. A volte capisco meglio di quanto possa esprimermi, ma la colla tra lingua e tennis sta diventando più solida.

DOMANDA: Come procede il lavoro con Perlas? MUSSETTI: Lavoriamo insieme dall’inizio dell’anno. Dopo l’Australian Open ho giocato meno a causa di un infortunio all’adduttore, ho dovuto prendermi un mese di riposo. In Australia avevo mostrato il mio miglior livello, stavo battendo Djokovic per due set a zero nei quarti quando ho dovuto ritirarmi (6-4, 6-3, 1-3). Probabilmente stavo esprimendo il lavoro che avevamo fatto durante la preparazione invernale.

DOMANDA: Che cosa è cambiato nel suo modo di lavorare? MUSSETTI: Non tanto cambiare, quanto completare ciò di cui avevo bisogno sul campo: essere più aggressivo con il servizio e con il diritto, variare il gioco e trasformare tutto questo in una strategia più incisiva. Abbiamo anche lavorato sull’atteggiamento.

DOMANDA: E in che modo si è tradotto questo atteggiamento? MUSSETTI: Il mio atteggiamento sta funzionando molto bene in questo inizio d’anno.

DOMANDA: Di cosa aveva davvero bisogno, allora? MUSSETTI: Di più fiducia. A volte ce l’avevo, ma non sempre è facile. Con il sostegno di Tartarini e l’ingresso di Perlas sono riuscito a raggiungere quel livello, quella fiducia e quell’atteggiamento di credere di poter battere chiunque. Questa è la mentalità che mi serve per puntare ai due intoccabili, Sinner e Alcaraz.

DOMANDA: Fin da quando era bambino, ha sentito parlare di Panatta, Bertolucci, Barazzutti? Cosa rappresentano per lei? MUSSETTI: Sono una parte integrante della storia del tennis italiano. Rappresentano la grande tradizione di cui faccio parte.

Così Musetti affronta una stagione in cui, tra alti e bassi e una crescita costante, guarda avanti con fiducia. Nel 2023 ha sfiorato una delle sue vette con la semifinale a Roland Garros (persa contro Alcaraz in quattro set) e una stagione di maggio ricca di risultati sulla terra battuta, tra Madrid, Roma e Montecarlo. Se da una parte resta conscio delle sfide, dall’altra è determinato a migliorare ulteriormente e a coltivare quella continuità che potrebbe proiettarlo tra i protagonisti della prossima stagione, mantenendo sempre vivo il legame con Barcelona, la terra rossa e il percorso che lo avvicina ai suoi obiettivi, tra allenamenti mirati, nuove dinamiche di squadra e la fiducia rinforzata dalle parole e dall’esperienza di Perlas.