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Panatta sul successo degli italiani al Roland Garros: avevo previsto tutto anche dopo l’eliminazione di Sinner

Mi piacerebbe molto premiare un italiano e ne sarei orgoglioso, ma sono felice che al Roland Garros ci sia comunque un finalista azzurro da ammirare dalla tribuna, qualunque sia. Parola di Adriano Panatta. L’ex campione sarà presente domenica alla finale del Roland Garros, dopo essere stato invitato nelle scorse settimane, e premierà il vincitore.

In molti si aspettavano un replay di Roma: Sinner trionfante e lui a consegnare la coppa. Non sarà così, ma Panatta potrebbe premiare un altro italiano: Flavio Cobolli o Matteo Arnaldi. Uno dei due avanzerà in finale e affronterà il vincitore del match tra Jakub Mensik e Alexander Zverev, favorito per la vittoria finale.

Ma più che l’avversario, secondo Panatta l’ostacolo maggiore è la pressione. Quando si arriva al traguardo, il braccio pesa sempre un po’ di più. L’avversario ha un peso, è ovvio, ma su campi come questo, considerando che nessuno dei nostri è mai arrivato così avanti a Parigi, conta soprattutto la pressione. Ve lo assicuro.

Ci sono luoghi che restano dentro per sempre: per me Parigi è uno di quelli. È un privilegio sentire ancora un legame così forte con il Roland Garros che per lui è molto speciale. E comunque l’avevo detto anche dopo l’eliminazione di Jannik che c’erano altri ragazzi italiani con le carte in regola per fare molto bene. Ora ci spero. Se poi fosse un romano, si ripeterebbe la storia.

Con l’eliminazione di Berrettini, l’unico romano in corsa è Flavio Cobolli, nato a Firenze ma cresciuto a Roma e tifosissimo della Roma: «Flavio è fisicamente molto forte; sapevo che se avesse trovato continuità anche a Parigi si sarebbe potuto spingere molto lontano. Sta vivendo la migliore stagione in carriera e lo ha dimostrato anche ieri; la semifinale al Roland Garros lo proietta nella Top 10 mondiale e al numero due d’Italia.»

Di fronte gli aspetta la rivelazione Matteo Arnaldi, che da 104 in classifica è arrivato alla semifinale di uno Slam a Parigi, la prima della sua vita: «Arnaldi ha parzialmente limato la frenesia del passato. Quando entra in modalità ‘maratoneta’ in un match al meglio dei cinque diventa un incubo difensivo per chiunque. Arrivando ai quarti con oltre 17 ore di gioco, lo ha dimostrato.»

Dispiacere invece per Berrettini, che dopo un super torneo è stato costretto al ritiro ai quarti: «Sono molto dispiaciuto per lui, spero non sia niente di grave e che non gli precluda nulla. Aveva ripreso alla grande e fatto benissimo. Spero possa partecipare a Wimbledon.» Non è una sorpresa: sapevamo di avere una ottima squadra, ma arrivare a questo punto in così tanti non era affatto scontato. Sinner è il migliore, non cambio idea per quel blackout, ma dietro di lui c’è un gruppo di alto livello che può fare strada. Speriamo che in questi campi prestigiosi si possa continuare a parlare la nostra lingua.